CHIAMAPRENOTA

Vi siete mai chiesti chi sia il rifugista e quale sia il suo lavoro? Andiamo a scoprirlo, cerchiamo di capire davvero quanta fatica e quanti sacrifici stanno dietro alla gestione di un rifugio d’alta quota, partendo dall’A B C…

Che cos’è il rifugio?

Partiamo dalla definizione di rifugio, che come suggerisce il nome è un luogo in cui ripararsi in caso di maltempo, in cui riposarsi dopo le fatiche della salita oppure semplicemente un punto di partenza per accedere alle vie che portano alle cime circostanti.

pranzo-al-rifugio

Un hotel, un ristorante penserete a questo punto…

La risposta può essere parzialmente giusta, bisogna solo fare delle precisazioni che potranno sembrare i famosi “puntini sulle i” ma che in realtà sono sostanziali:

  • La difficoltà di raggiungimento fa sì che il rifugio possa rivolgersi solo ad una nicchia di mercato, quindi un hotel ristorante per pochi;
  • Come è difficile raggiungerlo a piedi per chi lo frequenta per piacere dre, tanto più lo sarà per i fornitori! Lungo i sentieri di accesso vi sarà capitato di vedere dei pali con dei cordini, ecco, quelle non sono seggiovie e non portano gli sciatori, ma sono delle teleferiche che permettono l’approvvigionamento del rifugio. Spesso capita però che queste non siano sufficienti ed ecco che si deve ricorrere all’elicottero, con costi ahimè ben diversi dal classico omino del furgoncino…
  • La rete elettrica in questi punti non arriva, vengono quindi utilizzate altre forme di energia che però vanno razionalizzate, della serie “Per oggi siamo rimasti senza energia elettrica”.
  • La rete fognaria e l’acquedotto non servono queste strutture! Ecco quindi che nelle segrete del rifugio troviamo impianti di depurazione dell’acqua e macchine apposite, fosse biologiche, tutto per il trattamento di ciò che la buona vecchia cloaca maxima si sarebbe potuta portare via; in entrambi i casi il materiale solido rimanente deve essere portato a valle e smaltito in maniera consona alle leggi. Ecco quindi che si ricorre nuovamente a teleferiche o all’elicottero.
  • Le strutture generalmente sono di proprietà del Club Alpino Italiano CAI che nomina il gestore, il quale alla nomina, riceve in cambio un contratto e un canone d’affitto.

Quindi avete capito chi è il rifugista?

Esatto! Avete indovinato, è proprio un pazzo. Un pazzo che ama la montagna che la vive fino in fondo e cerca di rendere più facile la possibilità di viverla e scoprirla a tutte le altre persone. Il rifugista è l’anello di congiunzione fra la società e i grandi ghiacciai, tra le città e le aspre cime frequentate solamente dai camosci.

Quando è aperto il rifugio?

Il periodo lavorativo dei rifugi in genere va da metà giugno a metà settembre più 4 o 5 week-end a primavera in caso di ascensioni alpinistiche frequentate nella zona.

Il rifugista e tutti i suoi dipendenti, vivono per 3 mesi lontani dalla società, rimanendo aperti e sul posto anche il caso di pioggia e di maltempo, pronti a dar ristoro a chiunque si avventuri dalle loro parti.

Ripasso di Galateo al rifugio:

In conclusione possiamo dire, che il rifugio è un super servizio fornito privatamente a tutti gli escursionisti.

Quando andiamo in un rifugio quindi ricordiamoci che non siamo in città. Gestendo un’attività come questa, anche il semplice “fare la pipì” rappresenta un importante costo, quindi cerchiamo sempre di consumare qualcosa al bar in modo tale da aiutare i gestori a perseverare nella gestione del servizio.

Evitiamo di abbandonare il nostro pattume nei cestini o sui tavoli esterni, anche questo va portato a valle, dopotutto, siamo riusciti a portarlo in salita, non sarà di certo più faticoso portare a valle imballaggi e bottiglie vuote, giusto?

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